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Riccardo Viola: “Dopo ventisette anni non si può macchiare la memoria di mio padre, è una cosa sconcertante. Per Dino la Roma era la sua vita”

Riccardo Viola, intervenuto alla trasmissione televisiva della Signora in Giallorosso del 18 marzo, ha voluto precisare la vicenda Voutrout, legata alla partita Roma-Dundee in cui si è parlato di scandalo arbitrale: “Stiamo parlando di 27 anni fa, ma la cosa è molto semplice. Due mesi fa un giornalista di Mediaset mi aveva chiesto di fare una intervista sulla storia di Falcao. Così ho dato appuntamento al giornalista nel mio ufficio e ho parlato due ore di Falcao. Terminata l’intervista mi ha chiesto informazioni sul caso Dundeee. Io ho illustrato quella che è stata la vicenda di Roma-Dundde di 27 anni fa, ho racconta la vicenda che ha avuto la sua conclusione sportiva e giuridica. Ero convinto che il discorso fosse a telecamere spente perchè l’intervista era puntata solo su Falcao. Tutto è scoppiato ieri pomeriggio: ricevo una telefonata da un giornalista dell’Equipe che mi ha chiesto di confermare che mio padre avesse pagato l’arbitro. Ma io non ho aggiunto niente nella vicenda, ho detto solo cose vere. La cosa grave è che Riccardo Viola, che ha difeso l’immagine di Dino Viola, ora è accusato di aver dichiarato che mio padre ha pagato un arbitro per ottenere favori. Non si può screditare così l’immagine di Dino Viola e della Roma. Dopo ventisette anni non si può macchiare la memoria di mio padre, è una cosa sconcertante. E’ una storia che si è conclusa sotto tutti i punti di vista. I 100 milioni sono stati dati e sono ritornati indietro: mio padre voleva vedere chi c’era dietro a certi ricatti. Se eravamo una famiglia e una società dedita a certe cose non sarebbe mai avvenuto nessun Roma-Lecce, quella gara non ci sarebbe mai stata. Su Roma-Lecce c’è stata tanta dietrologia, la verità è che noi eravamo arrivati al capolinea in quella partita. Mio padre come la pensava? Diversamente, ma non voglio cadere in altre polemiche. Era un calcio diverso, ormai fa parte della storia. Per Dino Viola la Roma era la sua vita, si parlava soltanto di calcio tutti i giorni per 11 anni consecutivi; non si può macchiare la memoria di mio padre, è una cosa sconcertante”.