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Candela: “Un anno da buttare, dovevamo lottare per il vertice. Menez? E’stato gestito male”

Dal Romanista:

«Un anno buttato». Chiamato a fare un bilancio della stagione, è netto il giudizio di Vincent Candela. Ma non perché la squadra non fosse, in partenza, all’altezza delle aspettative. Tutt’altro. «E’ dall’inizio del campionato che ripeto che questa Roma è la più forte degli ultimi dieci anni. Sia per la qualità dei titolari che per quella dei giocatori in panchina. Una squadra così non la si vedeva da un pezzo. A mio parere, poteva tranquillamente lottare sia con l’Inter che con il Milan. Ripeto: è stato davvero un anno buttato via».

C’è chi sostiene che, al di là dei nomi, anche importanti, la squadra fosse però un po’ logora e in là con gli anni, e che necessitasse da tempo di un rinnovamento. Cosa ne pensi?
Non ci credo. E’ vero, i giocatori invecchiano. Ma non penso affatto che si possa parlare di squadra vecchia. Certo, c’è qualche giocatore d’esperienza, ma se facciamo la media dell’età, la Roma sta certamente meglio del Milan e di tante altre. Quanto al logorio, l’Inter sono anni che vince. La passata stagione ha addirittura vinto tutto. Quest’anno non sono arrivati primi, ma hanno comunque lottato e se la sono giocata fino all’ultimo”.
Quindi?
E’ solo un problema di gestione. Del gruppo, e dei singoli giocatori. Ranieri, che pure ho criticato tanto – anche la scorsa stagione, in cui aveva fatto benissimo – perché non mi convinceva il suo modo di giocare, era solo al secondo anno. Non ha però saputo gestire al meglio la squadra e per questo è stato esonerato.
Quali sono, per te, le cause di una stagione così fallimentare?
La prima ad avere delle responsabilità è la società. Posso capire i problemi legati al “si vende, non si vende”. Ma sono un po’ di anni che la situazione andava avanti, in modo traballante. E su una base che non è solida, è difficile costruire. Premetto che ho il più grande rispetto per la famiglia Sensi, ma, a livello del gruppo, tutto questo incide. E la squadra ha sofferto proprio della mancanza di una guida, e di un’idea chiara in prospettiva. In questo avvicendarsi di soluzioni, una volta in favore di un acquirente, una volta di un altro, chi sta al di sotto viene a perdere i propri punti di riferimento. Magari non ne risente il giocatore d’esperienza, come Francesco, ma gli altri hanno bisogno, spesso, di essere indirizzati. Per molti di loro, serve un’autorità che si faccia sentire. Bastone e carota, insomma. Mi viene da pensare a Menez, un giocatore che, a causa di tutto questo, abbiamo forse perso. Come abbiamo perso Mexes, che ti fa chiedere anche “perché” l’hai perso. E in quel modo, per giunta. Sono tutte questioni che rientrano purtroppo nella carenza di gestione.
Ma è solo colpa della dirigenza?
Per carità. Anche il gruppo ha le sue colpe. I giocatori non sono stati capaci di gestirsi autonomamente. Anche se, a quelli più giovani, non è sempre facile chiedere questo. La verità è che molti di loro – penso a Vucinic, che è un ottimo attaccante, ma non solo a lui – hanno giocato decisamente al di sotto delle loro possibilità.
A proposito di Menez. A distanza di pochi mesi, si è passati dall’esaltarlo come un fenomeno al chiederne la cessione. Lui stesso ha fatto capire che preferirebbe forse andar via. A tuo parere, è giusto cederlo o andrebbe trattenuto?
Secondo me, Jeremy è stato gestito molto male. Un giocatore così ha bisogno di sentire la fiducia dell’allenatore. E con Ranieri ce l’aveva, perché lo faceva giocare con continuità. Certo, non ha fatto tanti gol, ma è uno che ha i numeri e può crescere ancora. Montella, purtroppo, non l’ha fatto più giocare e lui si è demotivato. Con tutto il rispetto per Rosi, che è un ottimo giocatore, o per gli altri che hanno giocato al suo posto, è difficile capire perché siano stati preferiti a Menez. Che se sta bene, è certamente più forte di loro. Se va tenuto? Certamente sì, tutta la vita!
Tu conosci bene Vincenzo, per averci giocato insieme. Come ti spieghi queste incomprensioni tra lui e Jeremy?
Non l’ho capito nemmeno io. Perché quando Vincenzo ha preso la squadra, mi è piaciuto molto. C’è stata una bella reazione del gruppo e sono stati recuperati diversi punti. E fino alla partita con il Milan, ho continuato a credere nella Champions. La gara con i rossoneri, invece, non mi è piaciuta. Secondo me, non ha saputo caricare la squadra e ha lasciato che le cose andassero così. Anche lì, non ha fatto giocare Menez. Come anche nella partita di Catania… Insomma, anche se vuol andare via, Menez va tenuto.
Tu stesso, però, nel ’99, pensasti di lasciare la Roma per l’Inter, prima che qualcuno ti convincesse a restare. E fu un bene. O no?
Fu certamente un bene. Ma anche per me, valeva lo stesso discorso. Zeman non mi voleva far giocare. Poi, è arrivato Capello, che mi ha dato fiducia e mi ha spiegato quale fosse la sua idea di calcio. E così, ho deciso di rimanere. Certo, a Menez scadrà il contratto il prossimo anno. E non possiamo fare come con Mexes, che è stato perso a parametro zero. Bisognerà quindi convincerlo a rinnovare. Ma dipenderà anche da chi sarà l’allenatore.
Chi potrebbe essere quello ideale per questa Roma?
Si fanno tanti nomi! Ad essere sincero, a me piace tanto Spalletti, ma non credo che sia possibile, oggi, un suo ritorno. Ma ho sentito parlare anche di Capello. E allora dico: perché no?
E in materia di giocatori, chi vedresti bene in questa squadra?
Certo, due o tre campioni bisognerà comprarli. Ma non serve molto. La squadra, per me, è già ottima. Servirà certamente un centrale al posto di Mexes, un portiere, un uomo a centrocampo e degli esterni, alti e bassi. Chi vedrei nel mio ruolo di laterale sinistro? Lo scorso anno mi piaceva tanto quel giocatore del Genoa (oggi al Parma, ndr), Modesto. Ma tutto dipenderà dalle possibilità di investimento della nuova società. E dalle scelte del nuovo tecnico. E’ inutile fare nomi, ma con due-tre acquisti, in aggiunta a quelli che ci sono, spero di poter vedere di nuovo una grande Roma.
Non la pensi, quindi, come chi ritiene che la squadra vada completamente rifondata?
“Assolutamente no. Certo, qualcuno lo manderei via, però manterrei l’ossatura attuale. I nomi che salverei? Burdisso, Cassetti, De Rossi, Totti, Menez, Vucinic e Borriello. Sono giocatori che poche squadre possono vantare. Così, è una Roma fortissima. Che deve solo imparare a dare il 150% e far capire che è più forte di tutte. Ripeto: peccato aver perso Mexes. Soprattutto a parametro zero. Non perché è un mio connazionale, ma, dopo essere stato molto criticato lo scorso anno, in questa stagione – prima di farsi male – aveva dimostrato di essere tornato il campione che è”.
Sei insomma fiducioso. Anche verso la nuova proprietà?
“Bisogna esserlo. Perché la Roma può tornare a far bene. Do quindi fiducia al nuovo presidente. E ai giocatori, anche se hanno buttato via un anno. Può succedere, dopo tante stagioni giocate alla grande. Le vacanze serviranno per ritemprarsi e ripartire. E dal nuovo anno, mi aspetto grandi cose…”