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Ranieri: “Nella Roma sono prevalsi interessi personali. Io unico parafulmine. Dovevo lasciare a giugno”

Intervistato durante il match di rugby giocato oggi allo Stadio Flaminio, mister Ranieri ha dichiarato: “Nel calcio c’è il Paradiso e c’è l’Inferno, uno può scegliere dove stare tra i due. Qui, rispetto all’Inghilterra, è l’Inferno. Io voglio allenare ancora, l’Inghilterra mi affascina, ma mi piace anche il campionato italiano. Alla Roma, quest’anno, ero diventato l’unico parafulmine. Ora ci sono loro, la squadra, a dover dimostrare tutto. Mi sono dimesso per amore di Roma e della Roma”. Sui problemi in questa stagione: “Quest’anno sono prevalsi gli interessi personali su quelli della squadra; quando parlavamo nello spogliatoio, tutti d’accordo che ci dovesse essere turn over. Poi in campo alcuni giocatori quando sono stati sostituiti. Anche ora che non ci sono più io, però, qualcuno in panchina dovrà andare. Un mio errore? Non essermene andato a giugno, forse. Ci sono giocatori che con un allenatore danno il 110 per cento, e con un altro non entrano in sintonia. Certo: sono dell’idea che un buon allenatore debba sapere sfruttare al meglio le caratteristiche di ciascun giocatore. Però, quando ero giocatore io, mi sforzavo di capire cosa voleva il mio tecnico…” Poi su Pizarro: “Avevamo deciso che giocasse col Genoa; la sera avevo parlato con lui, era tutto ok. Poi la mattina alle 11, il medico mi ha detto che aveva la schiena bloccata. Non voglio credere che l’abbia detto perchè non voleva giocare. Entrerebbe in gioco la professionalità, la società che ti paga, i tifosi. Non sarebbe più una questione di allenatore. Il giocatore ha avuto una stagione travagliata: durante la preparazione ha lavorato il 3 per cento rispetto al resto della squadra, poi ha avuto un dolore al ginocchio che per lui è un problema cronico. Lui è sempre stato un punto di riferimento: no, io devo per forza pensare bene. Certi discorsi non potrei accettarli, ne va della professionalità”. Poi Ranieri fa riferimento al suo passato di clciatore, chelo ha sempre animato anche nella professione di tecnico: “Non ero un campione e il mio motto era ‘non mollare maì. È un pò lo spirito del calcio inglese, i giocatori sono leoni e li devi frenare. Ecco, per quest’anno di Roma sono dispiaciuto perchè non tutti i giocatori hanno avuto questo spirito”