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Francesi di Roma, Philippe e Jeremy

Vive la France”. No, non c’è nessun intento nazionalistico o esterofilo in questa frase. Semplicemente da quest’anno pensando ai transalpini, non vengono in mente solo le classiche immagini da cartolina (la Torre Eiffel, la costa azzurra, la baguette etc), ma soprattutto in casa Roma ci vengono in mente Philippe Mexes e Jeremy Menez.

MEXES – Arrivato nel 2004 con il pesante fardello di una squalifica comminata dal Tas(Tribunale arbitrale sportivo) per aver firmato con la Roma quando era ancora sotto contratto con l’Auxerre (costo 8 milioni di euro di indennizzò el’impossibilità per la società di operare sul mercato per ben due sessioni), lentamente ma inesorabilmente ha via via mantenuto tutte o quasi le aspettative che c’erano nei suoi confronti. Quelle di un giovane ricercato da mezza Europa e che era stato corteggiato assiduamente dal Manchester United, che alla fine scelse Roma e la Roma. Amore a prima vista e affetto ricambiato. Esploso negli anni di Spaletti tanto da venir definito dal tecnico toscano come “imbarazzante” per quanto bravo, ha sempre mostrato attaccamento alla maglia, grandissima forza fisica e buona tecnica indivuale. Purtroppo spesso è incappato in espulsioni e squalifiche che ne dimostrano altresì il temperamento “latino”. Se quindi con la Roma ha sempre giocato ad alti livelli, sfiorando più volte lo scudetto, confrontandosi con le migliori compagini europee in Champions League e vincendo due coppe Italia e una supercoppa italiana, con la maglia della nazionale francese fino ad ora non aveva mai riscosso grandi consensi. Nei primi anni di carriera considerato troppo giovane ed acerbo, ha trovato sulla strada un personaggio “particolare” come Raymond Domenech che lo ha sempre sostanzialmente snobbato nonostante fosse ogni anno tra i migliori giocatori della Roma. Quando la scorsa stagione sembrava dovesse essere accantonato in favore del pur bravo Burdisso, ha smentito tutti nuovamente ritornando quel baluardo difensivo che tutti conoscono. Sia con la Roma che, finalmente, con la Francia. Ieri è stato uno dei migliori nella partita vinta per 1-0 contro il Brasile di Pato e Robinho. Il ct Blanc che ne vuole fare il perno della propria retroguardia ed  ha dichiarato al prestigiso Equipe: “Philippe ha fatto una grande partita. Come in tutte le vittorie, c’è bisogno di unità di difesa e la nostra è stata forte. Come sempre, Philippe ha giocato benissimo. Anche Adil è stato bravo. L’unità di difesa è la base per ricostruire una squadra”. Proprio l’intesa con Rami ha impressionato Mexes: “Mi trovo bene al centro della difesa insieme a Adil Rami, devo ringraziare Blanc per il sostegno che mi da. Rami parla molto e sta aiutando Sagna e Abidal. Non c’è un leader tra noi. Cerchiamo solo di aiutarci”. Con la Roma il momento di forma è lo stesso. Straripante ma come dice Ranieri:Il ragazzo ha anche la lingua lunga”. Per ingiurie verso il quarto uomo è stato infatti squalificato due giornate dal giudice sportivo e non potrà giocare contro il Napoli sabato sera. Sempre che il ricorso che la società giallorossa ha presentato non venga giudicato ammissibile domani alle 14.30 dai giudici federali. Un Mexes al centro della difesa contro i partenopei del bomber Cavani, permetterebbe a tutti i romanisti di dormire sonni tranquilli (anche Burdisso è squalificato) e di non dover trovare soluzioni di emergenza (Loria, Cassetti, Gullermo Burdisso) in una partita estremamente delicata. Delicata come la vicenda contrattuale del francese, mandato dalla società colpevolmente in scadenza e libero di firmare con qualunque squadra(Milan e Chelsea su tutte) a parametro zero. Una vicenda ancora poco chiara con il giocatore che sembra pronto a rinnovare ma vuole giustamente capire cosa ne sarà del futuro della società Roma, e la dirigenza che tra lacci e lacciuoli della banca e in procinto di lasciare spazio ai nuovi acquirenti si è accorta dell’enorme danno tecnico-economico che porterebbe una cessione del biondo francese. Una Roma ai vertici non può prescindere da Mexes.

 MENEZClaudio Ranieri non può fare a meno delleprestazioni di un altro francese, Jeremy Menez. Arrivato a Roma nel 2008 per 12 milioni di euro dal Monaco con la fama di giocatore talentuoso e precoce (a 17 anni aveva già segnato la sua prima tripletta nel campionato francese), ha avuto delle difficoltà maggiori rispetto al compagno più grande che gli ha fatto praticamente da chioccia. Timido, un po’ svogliato in campo e poco cattivo, ma maledettamente veloce e tecnico con la palla tra i piedi. Queste sono state le caratteristiche subito evidenti del francese. Poco spazio da titolare con Spalletti (ma tante presenze) e all’inizio con Ranieri. Voglia di cambiare aria e quella sensazione dentro di non essere capiti fino in fondo dall’allenatore e l’ambiente (come se un giocatore per essere bravo debba per forza sorridere in campo…)Poi l’incontro-scontro con Ranieri. A muso duro il tecnico testaccino ha fatto capire all’irrequieto parigino che se si è campioni, lo si deve dimostrare tutti i giorni in allenamento e in tutte le partite. Soprattutto gli ha fatto capire che aveve fiducia in lui. Da lì un continuo crescendo di prestazioni, giocate, gol e anche grinta. Quella che forse gli era mancata negli anni precedenti. Fatto sta che Menez è un titolare quasi inamovibile di questa Roma, uno che spacca a metà le difese avversarie e che ricorda in questo suo partire palla al piede,  più il brasiliano Kakà che il connazionale Zidane al quale viene spesso accostato. Blanc non poteva non tenerne conto e l’ha incominciato a convocare appena insiedatosi sulla panchina francese. Le prime partite non sono andate troppo bene. Troppo teso il ragazzo per potersi esprimere sui livelli a cui ha abituato i tifosi giallorossi nell’ultimo periodo. Poi è arrivata la partita di ieri. 68 minuti di alto livello conditi da un assist decisivo per il gol-vittoria di Benzema e una serie di tunnel e finte che valevano il prezzo del biglietto. Menez ha dichiarato a fine partita : “All’inizio ero alla ricerca del mio ruolo, poi piano piano sono cresciuto con la squadra. E’ stato bellissimo anche se il gol è tutto merito di Benzema. Siamo stati bravi insieme. Voglio vincere con la Francia e penso di aver dimostrato qualcosa oggi”. Ma l’investitura diretta è arrivata da Mister Blanc: “Ha talento ed ha strappato gli applausi ai tifosi francesi. Ha iniziato timidamente ma poi è venuto fuori alla distanza. Nel gol di Benzema ha un grande merito di cominciare e finire l’azione con una bellissima discesa sulla destra.Ad inizio gara gli avevo detto di stare tranquillo ma deciso perché sarebbe stata la sua ultima chance”. Anche Mexes ha parlato del suo compagno di squadra “Jeremy è migliorato tantissimo in questi due anni nella Roma. Ha lavorato tanto ed ora raccoglie i frutti”. Menez ha il contratto in scadenza nel 2012 e già il Manchester City di Mancini ha messo le mani sul talento parigino. Vale lo stesso discorso fatto per Mexes, anzi di più. Jeremy Menez è nato nel 1987, ha quindi 23 anni, è ancora giovane e può (deve…) migliorare ancora tanto. Farlo aldifuori dalla Roma che lo ha praticamente svezzato dopo alcuni anni di apprendistato sarebbe un delitto. Per una volta “Vive la France”, ma solo quella romanista…
Francesco Bianchini